Il 5 ottobre 2018, nella sala Congressi
dell’Ospedale di Gravedona, si è tenuto un incontro con il dottor Giorgio Macellari
(che si autodefinisce “chirurgo libero pensatore in senologia”) organizzato
dall’Accademia di Senologia di Gravedona e dalla Delegazione Alto Lario della
LILT.
L’occasione è stata la presentazione del
suo ultimo libro Senologia clinica -
L'arte della visita senologica perfetta, recentemente pubblicato da Minerva
Medica.
Dopo una breve introduzione tenuta da Martina
Marveggio e Antonia Calabrese (studentesse dell’Accademia) e gli
interventi delle autorità, il relatore ha spiegato lo strettissimo legame tra
medicina (che reputa la scienza più completa di tutte) e le discipline
umanistiche con particolare riferimento alla filosofia, facendo un
interessantissimo excursus storico per rimarcare le “rivoluzioni” che si sono susseguite.
Inoltre, partendo con delle riflessioni
sull’etica e sulla bioetica, Macellari ha spiegato come il concetto di ‘’visita
perfetta’’ sia una provocazione, in quanto la perfezione si colloca nel mondo
delle idee ed è pertanto irraggiungibile.
Il suo libro vuole pertanto proporre un
modello di visita perfetta, alla quale ogni medico deve tendere.
Il centro dell’agire medico è il
paziente e la relazione tra medico e paziente deve tendere a diminuire l’asimmetria
che esiste tra loro; questo è possibile solo con un reciproco rispetto.
Si è parlato della differenza tra il
buon medico e il medico buono, tra curare e prendersi cura, e sull’importanza
di definire il paziente “persona ammalata”, ridando così ad esso una giusta
dignità.
Al termine si è acceso un dibattito su
come riferirsi alla paziente nel nuovo scenario rappresentato dalle Breast
Units; “la nostra paziente, la paziente della quale mi faccio carico” (dr Macellari)
oppure “la mia paziente” (dr Baratelli)?
L’aggettivo mio evoca un possesso illecito;
la paziente non è di nessuno! ha sostenuto Macellari.
Di contro, il dr Baratelli e i suoi
allievi presenti in sala, la dottoressa Coglitore e il dr Valenti, hanno rimarcato
come “mia” sia una forma di “possesso affettuoso” e quanto le pazienti lo
apprezzano, perché così possono individuare un medico al quale riferirsi per
ogni bisogno.
Infine, Macellari nell’introduzione del
suo libro ha scritto che “fare il medico è un privilegio che permette di vivere
un rapporto intimo con la sofferenza e di percepire l’emozione dell’averla
eliminata o attenuata”.
Questo rimane un importante spunto di
riflessione per tutti e in particolare per gli studenti presenti in sala, che
stanno compiendo un percorso informativo, che dovrebbe essere anche formativo, per
una professione così particolare.

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