domenica 7 ottobre 2018

CONFERENZA di Macellari a Gravedona



Il 5 ottobre 2018, nella sala Congressi dell’Ospedale di Gravedona, si è tenuto un incontro con il dottor Giorgio Macellari (che si autodefinisce “chirurgo libero pensatore in senologia”) organizzato dall’Accademia di Senologia di Gravedona e dalla Delegazione Alto Lario della LILT.

L’occasione è stata la presentazione del suo ultimo libro Senologia clinica - L'arte della visita senologica perfetta, recentemente pubblicato da Minerva Medica.
Dopo una breve introduzione tenuta da Martina Marveggio e Antonia Calabrese (studentesse dell’Accademia) e gli interventi delle autorità, il relatore ha spiegato lo strettissimo legame tra medicina (che reputa la scienza più completa di tutte) e le discipline umanistiche con particolare riferimento alla filosofia, facendo un interessantissimo excursus storico per rimarcare le “rivoluzioni” che si sono susseguite.

Inoltre, partendo con delle riflessioni sull’etica e sulla bioetica, Macellari ha spiegato come il concetto di ‘’visita perfetta’’ sia una provocazione, in quanto la perfezione si colloca nel mondo delle idee ed è pertanto irraggiungibile.
Il suo libro vuole pertanto proporre un modello di visita perfetta, alla quale ogni medico deve tendere.

Il centro dell’agire medico è il paziente e la relazione tra medico e paziente deve tendere a diminuire l’asimmetria che esiste tra loro; questo è possibile solo con un reciproco rispetto.
Si è parlato della differenza tra il buon medico e il medico buono, tra curare e prendersi cura, e sull’importanza di definire il paziente “persona ammalata”, ridando così ad esso una giusta dignità.

Al termine si è acceso un dibattito su come riferirsi alla paziente nel nuovo scenario rappresentato dalle Breast Units; “la nostra paziente, la paziente della quale mi faccio carico” (dr Macellari) oppure “la mia paziente” (dr Baratelli)?
L’aggettivo mio evoca un possesso illecito; la paziente non è di nessuno! ha sostenuto Macellari.
Di contro, il dr Baratelli e i suoi allievi presenti in sala, la dottoressa Coglitore e il dr Valenti, hanno rimarcato come “mia” sia una forma di “possesso affettuoso” e quanto le pazienti lo apprezzano, perché così possono individuare un medico al quale riferirsi per ogni bisogno.

Infine, Macellari nell’introduzione del suo libro ha scritto che “fare il medico è un privilegio che permette di vivere un rapporto intimo con la sofferenza e di percepire l’emozione dell’averla eliminata o attenuata”.
Questo rimane un importante spunto di riflessione per tutti e in particolare per gli studenti presenti in sala, che stanno compiendo un percorso informativo, che dovrebbe essere anche formativo, per una professione così particolare.