domenica 31 ottobre 2010

La biologia del Male


20.05.10, data storica: Craig Venter & C. (San Diego University, California) annunciano la costruzione di un germe, utilizzando il contenitore di un comune batterio e infilandoci dentro una sequenza artificiale di geni. Il risultato? Un germe non esistente in natura. L’uomo ha plasmato un bozzolo di vita. Nulla di straordinario, per i biologi, ma una svolta epocale nel modo comune di pensare: Venter ci ha svelato la fabbrica della vita. Nuove speranze si accendono. E si adombrano antiche paure. Si teme d’aver aperto un nuovo vaso di Pandora che spalancherà le porte del Male.
Già, il Male. Il male fa orrore e minaccia con il suo carico doloroso. Offende perché colpisce a caso, innocenti e cattivi. Senza contare il male che percuote gli animali non umani. Il male si abbatte sui viventi senza discernimento, pietà o freni morali, quasi ovunque indisturbato. In ogni istante milioni di creature sono mangiate dai loro predatori, talvolta con una ferocia che lascia inorriditi e rassegnati. Migliaia di malattie devastano i corpi. Sofferenza e morte travolgono con costanza e distacco. La quantità complessiva di dolore sulla terra va oltre ogni immaginazione, stimolando potenti e desolate riflessioni esistenziali.
Incapaci di coglierne il senso, ci chiediamo la ragione di tanta efferatezza, e come possa snodarsi così libera entro un disegno da molti ritenuto intelligente e buono. Alla domanda:“da dove viene?” abbiamo dato mille risposte, ma tutte brancolanti nel buio. Quel buio è in noi, sta in un conflitto interiore. “Dio è buono e ci ama”, dice un corno del dilemma. “Perché il male, dunque?” –fa eco l’altro corno. Il buio cala quando si vuole coniugare il Male con intenzioni benevole; spiegarlo, ma senza addossarne la responsabilità a un Creatore; armonizzare il caso con il Suo amore; salvare il legame col Cielo, ma conservare la libertà di agire. Un contenzioso inconciliabile. Per secoli l’uomo ha tentato di uscirne. Invano. Del resto, come spiegare Dio attraverso Satana?
Filosofi e teologi ce l’hanno messa tutta, per risolvere il rompicapo: hanno fallito. Cos’hanno proposto? Per farla breve, hanno imboccato due vie: concepire il male come una sorta di non-essere – cioè negarne l’esistenza – oppure considerarlo come una dualità all’interno dell’essere.
Per Agostino il male era privazione di bene. Similmente Boezio:“Il male è niente”. Per Leibniz il male non è reale, perciò non può venire da Dio. Così Hegel e Croce. Ma è dura dargli retta: provate a convincere una madre che perde il figlioletto per un blastoma cerebrale, ditele che non c’è niente di male, anzi che va tutto bene, che è merito della grazia divina, che comunque Dio non c’entra, che è per lasciarci il libero arbitrio, che è l’uomo a cercarsi i guai...
Pensatori più accomodanti (la seconda via), spiegano il male-bene come l’eco di due divinità in conflitto, un contrasto nell’essere – così Zoroastro, Basilide e i moderni teosofi. I quali, non soddisfatti dalla capziosità per cui il male è un’impressione, l’hanno attribuito a un anti-dio. Sì, ma intanto che quei due dei se ne stanno lì, sul pari e patta, a guerreggiare, nel frattempo noi che si fa?
Ecco, in sintesi estrema, le risposte di filosofi e teologi. Ma davvero le possiamo prendere sul serio? Non sembrano artificiose? Non appaiono orfane di qualcosa, le prove – quel fastidioso dettaglio che accerta o confuta le ipotesi? Per cui possono essere catalogate nel genere “proposte fantasiose in attesa di conferma”? A essere onesti sono proprio non-risposte.
Ci sono altre strade? Sì: Darwin e l’evoluzionismo. Che non è un’ipotesi: la biologia l’ha dimostrata oltre ogni dubbio, E’ la stessa biologia che dà antibiotici, vaccini, longevità, cellule staminali…. E che oggi permette di costruire la vita. E anche – eccoci al punto – di dare una spiegazione diversa al Male nel mondo. Quale? Per capire come il darwinismo lo spiega basta ascoltare i suoi detrattori. Che affermano: “Macché selezione naturale –  ci vuol altro per generare i viventi; li ha creati Dio, con un progetto provvidenziale intelligente”. Ma in questo modo i detrattori si sono fatti male da soli, sostituendo Dio – quello personale, che ama – con D.I.O., il Disegnatore Intelligente Orbiterraqueo, l’ordinatore che tende i fili del cosmo in una rete di razionalità.
L’“Intelligent Design” lascia perplessi. Una creazione intelligente? Ma dai! Uno che veramente avesse voluto dar prova d’una pensata razionale avrebbe dovuto creare una Natura assai diversa. Molte cose nella Natura mostrano la faccia del Male: sono sbagliate, storte, approssimative, dolorose, immorali. Lotta per la vita, competizione per sesso, cibo e acqua, guerre per il territorio, i soprusi del più grosso, la furbizia del più forte, la ferocia del più cattivo, la violenza sessuale, la riduzione in schiavitù – ecco il male all’opera per causa del progetto “intelligente”. Ogni creatura compete con tutte le altre in un conflitto senza fine. E poi cancro, glaciazioni, tsunami, carestie…
E che dire delle nostre schiene, derivate da quelle di mammiferi adattati a vivere a quattro zampe? Abbiamo pagato la posizione eretta al prezzo di artrosi, ernie, dolori. Un disegnatore astuto avrebbe rifatto i calcoli, anziché usare gli avanzi del progetto di cani o cavalli. E c’è forse nel parto qualcosa di razionale – per non dire di caritatevole? E’ intelligente un meccanismo che produce una creatura che fa una così tremenda fatica a uscire dalla madre? E con che alto rischio di complicanze, sofferenza, morte! Siamo seri: di tutto possiamo trovarci, ma non l’intelligenza…
Lo stesso si può dire dei nostri appetiti primordiali, tutti schierati per farci aggredire, mentire, sedurre, talvolta anche ammazzare. Idem per il nostro cervello, un assemblaggio fortuito di parti antiche che fanno a pugni con altre più recenti. Ecco ciò che siamo: creature governate da un macchinario complicatissimo, eppure male assortito; potente, ma fragile; e capace di generare Eros e Thanatos, la Relatività e l’Olocausto, l’Arte e la Bomba, Onestà e Corruzione, Razionalità e Pazzia, il sommo Bene e il Male più inumano.
Tutto ciò è incompatibile con un piano avveduto e pietoso. E su questo sfondo di confusione e stordimento affiorano domande penose:“Ma allora, chi ha creato cobra, orche, mantidi e locuste, avrebbe creato anche me? Chi ha generato il bell’adolescente è lo stesso che ha messo in vita il pedofilo? Sapeva ciò che stava facendo? Aveva idea degli orrori che avrebbe innescato? Da che parte stava quando ha mosso le leve del suo progetto?” Chiediamoci di nuovo:“Perché il Male, se il Disegno è Buono, o Intelligente? Dov’è lo sbaglio?” Ma è la domanda ad essere sbagliata. E qui torna Darwin. L’evoluzionismo spiega la vita come una proprietà emersa dalla materia. Atomi si uniscono, generano macchine biologiche e queste si assemblano e costruiscono tessuti, organi, corpi. La vita accade perché – dati gli ingredienti originari – risulta inevitabile. La selezione fa il resto, accogliendo i corpi che meglio si adattano al duro mestiere di vivere. Gli altri, cestinati: esperimenti nati male, troppo complessi, deboli. All’esame della natura passa chi è capace di mangiare di più, chi sa fare più da predatore che da preda e riprodursi. Ecco il perché del Male.
Il darwinismo spiega il male (e il bene) con semplicità disarmante, un linguaggio limpido e meccanismi riproducibili. E gli dà un significato comprensibile anche da uno scolaro. Non s’affatica in arrampicate sugli specchi per legittimare contraddizioni logiche insanabili. Non racconta miti o scontri divini, né sfrutta mistiche persuasioni. Ci svela il mistero enumerando i fatti. Ci parla della nostra condizione com’è, senza fronzoli o dipendenze trascendenti. Con Darwin i conti tornano. Il Male esiste non per colpa di un peccatore disubbidiente, non per distrazione o impotenza di un Dio. C’è, e basta. E’ parte della natura, come il Bene. Loro sono i motori della vita e della biodiversità. Perché cercare spiegazioni favolose quando ne abbiamo una logica e sostenuta da prove? Solo perché delude e non ci lascia sperare? Eppure, quanta spiritualità c’è nel darwinismo; con quale poesia dipinge l’avventura della vita, la trepidazione di sopravvivere, la vertigine della morte.
Sì, lo sentiamo il vociare dei censori:“Quei materialisti voglion sostituire la teologia naturale con la selezione naturale!” Ma ormai il dato è tratto, Venter ha dato un’altra spallata. L’uomo ha fabbricato un germe di vita. L’architetto scaltro e presuntuoso s’è messo a giocare a Dio. E ha scoperto che il gioco gli riesce – non era poi così difficile. E che se ci si applica può avere ragione di quel Male che non gli va giù, specie in quella parte più ripugnante che falcidia a casaccio.
Comprendere la vita significa governare un processo, infondergli uno scopo che alla natura mancava e realizzarne il progetto con soluzioni più decenti. Questo insegna la biologia: a immaginare un mondo con meno sofferenze, minori iniquità, più pace, meno ignoranza, maggiore senso della misura, più umiltà e solidarietà, meno aggressività e vanagloria. Per farlo non servirà pregare gli dei o sacrificargli capretti sgozzati. Bisognerà invece studiare ancora di più, per capire; e gioire per ogni mistero strappato alla natura – anziché ossequiarne l’oscurità o temerne la vendetta.
Un’occhiata agli ultimi tremila anni di storia mostra che Dio non è stato così tenero e avveduto da evitare che la vita s’infiltrasse di disgrazie – né la venuta dei suoi numerosi redentori ha fermato la gigantesca fabbrica del Male che miete i viventi, anche i più puri. Ma ora la biologia ci offre il sapere adatto per addomesticarlo e una strada seria (e, questa sì, “intelligent”) per ridurlo al minimo. Oltretutto ci ha anche suggerito che, alla fin fine, Dio con il male sulla terra non c’entra, perché la nascita della vita e la sua straordinaria, accidentata e imprevedibile evoluzione sono spiegabili senza che vi si debba introdurre il Suo intervento: anche Dio ne può uscire assolto. Grazie Darwin, grazie Venter.

Giorgio Macellari
Direttore U.O. Senologia, ASL di Piacenza – Coreggente Club Senologi Scalzi

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