sabato 7 novembre 2009

Togliamo pure il crocefisso dalle aule

in merito alla recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, che in seguito al ricorso della signora Solie Lautsi ha decretato l’abolizione del crocefisso dalle scuole, desidero portare tre semplici considerazioni.

La prima considerazione.
Pur essendo un cattolico, la sentenza della Corte di Strasburgo non mi turba più di tanto perché ritengo che il crocefisso, più che appeso alle pareti delle aule, debba essere ben piantato nei cuori degli uomini.
Non c’entra niente il fatto che “il crocifisso è il simbolo della storia e della cultura italiana, e di conseguenza dell'identità del Paese”, come sostenuto dal Tar del Veneto nel 2005 e dal Consiglio di Stato nel 2006 che non accolsero il ricorso della Lautsi.
Questa interpretazione, a ben guardare, svilisce il significato stesso del crocefisso.
Il crocefisso semplicemente, ma al contempo in modo forte, è soltanto il simbolo della fede cristiana.
Quindi, togliamo pure il crocefisso dalle aule (anche perchè l’istruzione è laica) ma adoperiamoci per piantarlo nei cuori.

La seconda considerazione.
Nella motivazione della sentenza si legge che il crocefisso nelle scuole è una “violazione alla libertà di religione degli alunni”.
A me sembra che in nessuna scuola, purtroppo neppure in quelle private cattoliche, ci si preoccupi minimamente di dare un orientamento religioso agli alunni. Questo accadeva anche quando io frequentavo le medie ed il liceo.
Quindi la famosa libertà religiosa, della quale si ergono molti paladini, è già ampiamente salvaguardata dal sistema scuola.
Molto ci sarebbe da aggiungere sui continui attentati alla stessa libertà perpetrati da professori non di fede cattolica.

La terza ed ultima considerazione è quella di riportare l’attenzione su come è costituita la Corte Europea di Strasburgo che ha potere di legiferare su tutti gli stati membri.
In essa trova voce una potente lobbie anticristiana (massonica?) in compagnia degli atei rappresentanti dei paesi dell’Est Europa, che tra poco si rinforzerà con i mussulmani turchi.

In conclusione, penso sia compito primario di ogni cattolico non tanto indignarsi per una sentenza, che, sebbene indisponente e provocatoria perché va contro un’abitudine radicata nel costume nazionale, non ha nessun valore sostanziale (che è appunto il crocefisso nel cuore), quanto impegnarsi a livello sociale e politico per far sentire la propria voce in modo da contrapporla a quella dei talebani dell'ateismo che vogliono togliere Dio dalla vita dell’uomo per legge (nello stesso modo  con il quale hanno tolto il crocefisso dalle aule) e che governano l’Europa cristiana.

Giorgio M  Baratelli, Ospedale di Gravedona (Como)

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